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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Brevi cenni di storia di Tuscana

Spesso abbiamo avuto modo di constatare che i monumenti più pregevoli,  che suscitano emozione e che non ci stanchiamo mai di ammirare, sono quei luoghi dove la storia, la tradizione, l'arte si esprimono senza soluzione di continuità. Questo è proprio il caso di Tuscania e le ragioni per sostenere questo le vedremo via via discorrendo in questo articolo che, ovviamente, darà una visione parziale ma certamente di stimolo per ulteriori approfondimenti di cui questa antica città merita.

Sì, dico merita perché Tuscania è stata per molto tempo ignorata anche volutamente da molti ambienti fra cui anche accademici del passato, pur avendo una storia estremamente interessante sin dai primordi e che non ha mai cessato sin dai tempi più antichi di stupire e colpire l'immaginario collettivo.

L'antico centro non è quello che si vede attualmente e che tra l'altro è in parte ricostruito anche sapientemente dopo il terremoto avvenuto negli anni settanta, ma è quello dove sorgono le due splendide chiese sul colle detto di S. Pietro, soprannominato anche da più recenti studi,  il Colle del Sole e vedremo in seguito il perché.

Tuscana, così la chiama Plinio nel suo Naturalis Historia e che ha radici ai tempi della preistoria,  non si forma come un urbs e quindi come un centro ben strutturato, bensì si sviluppa attraverso una costellazione di piccoli centri che fanno capo all'Arce che viene a svolgere il ruolo di luogo predominante ma con funzioni spirituali più che strettamente sociali e politiche. La continuità della tradizione di questo è data dal fatto che intorno al Colle S. Pietro ci siano state ben 12 chiese di cui per alcune si ha testimonianza e memoria solo negli archivi e di cui sono rimaste poche vestigia sparse intorno. Il colle fu abitato ininterrottamente fino al 1500 quando la popolazione venne costretta ad abitare nell'attuale centro storico.

La fiorente Tuscana etrusca era situata in una zona allora molto importante per queste popolazioni ovvero su un crocevia di strade che collegavano le città tirreniche sul mare e quelle dell'entroterra fino all'Agro Falisco, congiungendosi con Roma.

In effetti la Via Clodia, che partiva da Sextum sulla Cassia attraversava le città dell'Etruria interna e, passando per Tuscania,  si congiungeva con l'Aurelia all'altezza di Saturnia era stata costruita dai Romani dopo la conquista dell'Etruria ed era una via molto importante per lo scambio dei commerci di questi popoli. Tuscania era comunque un centro molto ricco in cui si lavorava l'argilla per fare le statue fittili e i sarcofagi, la cui ricca e abbondante testimonianza che ci hanno fornito le necropoli scoperte nella zona, ci indicano anche il livello del benessere di queste popolazioni che è venuto a subire un breve declino nel periodo in cui Roma conquistò Tarquinia nel III-II sec. a.C. e Tuscania e ne seguì il destino. Ma dopo essere divenuta un Municipium Romanum verrà abbellita da edifici, templi e terme.

Sull'Arce testimoninze del passaggio dei Romani che si possono ancora osservare sono dei brevi tracciati della Via Clodia, una domus agugustana e i cosiddetti bagni della Regina.

Come molte città del centro Italia Tuscania subì le invasioni barbariche e venne occupata dal re Alboino longobardo e fu centro fiorente nel Medioevo fino a divenire la sede episcopale più importante del Nord Lazio. Fa fede a questo il fatto che ci siano le due splendide chiese di S. Maria Maggiore e San Pietro tra l'altro miracolosamente mantenutesi ambedue in modo quasi intatto.

Ora andiamo a vedere i motivi per cui Tuscania è stata indebitamente ignorata, ovviamente nei tempi più recenti, pur essendo un gioiello di testimonianze archeologiche e cristiane.

1029 TuscaniaVincenzo Campanari

A questo proposito bisogna parlare di un personaggio famoso di Tuscania, sebbene la sua famiglia fosse di origini marchigiane allevatori e agricoltori che alla fine del 1700 si spostarono in questi territori vulcanici fertili, ovvero Vincenzo Campanari.

A differenza di suo padre e della sua famiglia amava l'arte, l'archeologia, uomo di cultura seppe intessere importanti legami con l'ambiente della Chiesa che nei territori della Tuscia avevano gran parte dei loro patrimoni. Il Campanari divenne presto amico dell'allora Cardinal Consalvi che finanziò molte delle sue imprese soprattutto di scavo e nel contempo gli permise di frequentare gli ambienti che contavano, clericali di Roma.

Infatti proprio per il suo istinto di archeologo e con il fiuto per le antica vestigia un pò come i rabdomanti per le sorgenti di acqua, passeggiando lungo il fiume Fiora nei territori dell'attuale Vulci, ebbe modo di scoprire dei resti di mura e di templi di un antico insediamento e pertanto chiese l'ausilio per poter procedere agli scavi, cosa che avvenne. Gli scavi portarono alla luce le vestigia di questa importantissima città etrusca che ha restituito testimonianze di materiali e di storia straordinaria.

Questa operazione ebbe dei risvolti da una parte estremamente soddisfacenti da un punto di vista storico ma diede il via anche alla fuoriuscita dei materiali che via via venivano ritrovati. Vincenzo Campanari aveva un figlio a Londra nella zona di Pall Mall con una bottega di oggetti d'arte e molto del materiale che venne ritrovato a Vulci fu inviato a Londra per essere venduto sia ai mercati inglesi ma soprattutto a quelli tedeschi.

Al Campanari e figlio venne l'idea straordinaria di allestire una mostra con la ricostruzione di ben 11 tombe e i relativi corredi proprio a Londra, materiale che in parte venne acquisito dal British Museum. Il Vaticano che non aveva mostrato alcun interesse in un primo momento ad accogliere questi materiali, saputa la notizia di questo evento si affrettò ad aprire un Museo, l'attuale Museo Gregoriano (per volere dell'allora papa Gregorio XVI) ma purtroppo i materiali avevano preso la via di Londra.

Al Campanari si deve però l'idea geniale di allestire i giardini della sua tenuta di campagna con i ritrovamenti di ben 27 sarcofagi della famiglia etrusca Vipinana che lui stesso scoprì a Tuscania in località Carcarello.,Come a Londra i Campanari allestirono in modo molto suggestivo una simil tomba ripondeno all'interno i sarcofagi come erano stati ritrovati dando il via alla creazione di un piccolo museo.

Tornando al perché di Tuscania lungamente ignorata

Per i motivi di cui sopra è ovvio che il territorio tuscanese è diventato da allora fino ai nostri giorni territorio di conquista e di commercio (d'altronde come altri siti archeologici della Tuscia)  e per questo volutamente tenuto nascosto.

E' pur vero che Tuscania non è situata attualmente su una consolare o una importante via frequentata (lo era nell'antichità) e quindi non così sponsorizzata come luogo turistico.

Si è data sempre per scontato un primato alla città di Tarquinia ( ma nel campo dei ritrovamenti non si può dar nulla di scontato ) come città più importante della dodecapoli e della Confederazione Etrusca  e per lungo tempo gli archeologi e l'ambiente accademico non  ha dato molta attenzione a questo importante sito. Ma i recenti studi effettuati sulla località di Grotta della Regina che presenta delle peculiarità che meritano continui approfondimenti e ricerche, cambiano molte carte in tavola e ipotesi sul suo utilizzo estremamente interessanti.

A prova che fino a poco tempo fa non si attribuiva a questa città  la sua giusta importanza è data dal mancato inserimento fra le città più rilevanti della Tuscia in un convegno che si è tenuto  nel 2008-2009 a Roma al Palazzo Esposizioni "Gli etruschi - Le antiche metropoli del Lazio" in cui vennero solo citate le recenti scoperte che si sono fatte alla Necropoli di Guadocinto, dove gli scavi sono ancora in corso e che hanno portato alla luce delle tombe a tumulo fra le più antiche. Ma in quell'occasione l'allora direttore del Museo Gregoriano fece notare che l'attribuzione al ritrovamento della pregiata e famosa statua fittile detta dell'Adone morente nei territori di Tarquinia, in realtà era stata rinvenuta sulla Via Clodia a poca distanza da Tuscania.

Inoltre non è mai stata data la giusta importanza al ritrovamento presso S. Maria Maggiore sul Colle del Sole in un'area che sembra fosse destinata ad un tempio, dello specchio etrusco (attualmente al Museo Archeologico di Firenze) di ottima fattura ma soprattutto con una rara immagine del Dio degli Etruschi Velth o Vertumnus che assiste a un rito di aurispicina del giovane Tarconte fondatore della città di Tarquinia. Questo ritrovamento ha fatto pensare a molti studiosi che potesse indicare la presenza in questi luoghi del centro di raduno delle lucumonie etrusche. Attribuzione che ogni luogo della Tuscia tende a darsi e non ultimo alcuni scavi nel territorio di Orvieto fanno pensare che lì nella piana sottostante l'arce, fosse la sede del Fanum Voltumnae.

Perchè Tuscania va considerato un centro etrusco spirituale important

Come abbiamo già detto Tuscana non si è formata come le altre città etrusche di importanza strategica con un particolare assetto urbanistico ma si è svolta tutta sull'arce attualmente nominata da molti studiosi il colle del Sole contrapponendolo all'altro centro spirituale ormai accertato che la Grotta della Regina, probabile santuario dedicato alla dea Semle etrusca, madre di Dioniso, ovvero la Luna.

Andiamo brevemente a riportare le teorie a proposito del ruolo del Sole ha sulle strutture attualmente presenti sul colle ovvero S. Maria Maggiore e San Pietro, una alla base del colle, l'altra sulla sommità. Il passaggio da una chiesa all'altra equivale ad un percorso ascensionale della liturgia. Le chiese doppie venivano utilizzate nell'area mediterranea tra il IV e il V secolo e avevano il compito sul piano visibile  di far svogliere la liturgia pasquale

Prima cosa da osservare: l'orientamento delle due chiese.

- S. Maria Maggiore (collocata più in basso) è perfettamente orientata al solstizio di inverno

- S. Pietro (in sommità del colle) orientata secondo il solstizio di estate;

Quali sono gli elementi cristiani che giustificano questo orientamento?

In S. Maria Maggiore : il sole bambino che con la Maria "Aurora" accoglie il fedele. Durante il solstizio di inverno, il sole al suo salire fa cadere i raggi sull'altare e sul trono episcopale e si compie l'investitura del vescovo. In S. Pietro sulla sommità del colle, la salita del sole in cielo e la vittoria della luce nel compimento del solstizio d'estate. Cristo pantocratore è circondato da Angeli e con in mano il mondo.

Sacro cammino che inizia in basso con il Sole bambino nel solstizio di inverno per raggiungere il massimo del solstizio d'estate, dunque manifestazione del Solstizio eterno. Sull'abside di San Pietro è rappresentata l'Ascensione, cosa insolita per le chiese medievali. L'osservatore vive l'Ascensione dall'interno e non solo come spettatore."Ego sum Lux Mundi"

Il colle di S. Pietro può essere a giusta ragione considerato il Colle della Luce, infatti sulla facciata della chiesa una decorazione che rappresenta il Sole trinitario che oscura il Vultus trifrons pagano.

La Grotta della Regina

Dall'altra parte della valle dove scorre il fiume Marta, un altro colle si erge che probabilmente è stato abitato e consacrato nella notte dei tempi. Un colle dedicato alla Madre terra e ai riti della fertilità, riti che gli antichi popoli ma soprattutto gli etruschi conoscevano e praticavano utilizzando luoghi a dir poco per noi ora molto enigmatici e misteriosi.

Per lungo tempo la Grotta della Regina è stata considerata una grande tomba in quanto vennero trovati dei sarcofagi che probabilmente erano stati li ricoverati nell'avvicendarsi degli scavi in quel territorio.

Perché questa grotta viene detta della Regina? Nel 1842 l'archeologo George Dennis durante la sua permanenza a Tuscania, ospite di Vincenzo Campanari,  visitò la Grotta e in quella occasione parlò di un dipinto rinvenuto sulle pareti che rappresentava un ipotetico volto di donna, secondo la tradizione popolare, appartenente alla Regina Hosa. Una leggenda quella della regina Hosa che il Campanari riprese dagli scritti di uno storico, Francesco Giannotti, che alla fine del XVI sec. nella sua "Soria di Tuscania" descrive di una regina con questo nome che si gettò da un ponte non distante dal colle, nel fiume Marta.

Si attribuisce la scoperta all'archeologo Vincenzo Campanari ma in realtà era conosciuta anche molto tempo prima ma non si conoscevano ancora i cunicoli sottostanti all'ipogeo che sono ben 12 e intersecantisi gli uni con gli altri con una logica ben precisa per una estensione di 270 mq.

Gli scavi degli speleologi sono abbastanza recenti  e gli archeologi, escludendo che i cunicoli fossero utlizzati con funzioni idriche per la captazione di acque meteoriche, hanno dovuto ammettere che l'ipogeo costituito nella parte superiore da un dromos che raggiunge un'ampia camera di pianta irregolare con due pilastri al centro, fosse un luogo dedicato a divinità ctonie etrusche come dicevamo la Madre Terra ( Gea greca, Tellus romana, Semele etrusca) attraverso le cui manifestazioni si poteva comprendere il volere degli dei. L' etruscologo Mario Moretti afferma infatti che la tomba della Regina è un luogo di culto proprio perché caratterizzato da una particolare planimetria dei cunicoli.

Poiché la Madre Terra etrusca era la divinità che accoglieva i defunti era dunque legata anche ai riti per la rinascita che venivano svolti nel mese di settembre quindi morte e nascita, resurrezione. Non a caso sopra alla Grotta della Regina, circondata a mò di piccolo santuario, da tombe di ricchi funzionari di Tuscania per propiziarsi la sua protezione, venne costruita una chiesa, ovvero la Madonna dell'Olivo legata alla liturgia della Pasqua, esattamente come lo è dedicato, con un procedimento diverso, il Colle del Sole. Essa riveste particolare importanza nella fede cristiana dei tuscanesi in quanto è qui che, il martedì successivo al Lunedì dell’Angelo (Pasquetta), si celebra la messa (che ne permette anche la visita in quanto solitamente chiusa) che un tempo costituiva l’occasione di prolungamento dei festeggiamenti Pasquali.

Suggestiva è l'ipotesi che lo scendere nella grotta, esattamente come avviene nella splendida cripta della Chiesa di San Pietro, rappresenti lo scendere ad inferos ovvero nell'antro interiore in cui il percorso dei labirinti non è altro che il percorso per la conoscenza di sé stessi e di conseguenza dell'Universo.

1029 necropoliIl Museo e la ricchezza dei corredi funerari

Il Convento della Madonna del Riposo, costruito dai benedettini successivamente rifatto nel XV secolo al tempo in cui era abitato dai padri carmelitani e successivamente occupato dai frati francescani, ospita i corredi delle svariate necropoli di Tuscania di cui non si finisce mai di scoprirne le vestigia.

I  ritrovamenti più importanti sono quelli delle tombe dei Vipinana trovati in località Carcarello dall'archeologo Vincenzo Campanari che hanno portato alla luce degli splendidi sarcofagi fittili del VII sec. che nelle tombe erano disposti a cerchi concentrici di cui quello esterno era occupato da sarcofagi maschili, e quello interno da quelli femminili.

Altrettanto importanti  e i cui corredi sono fra i più pregevoli del museo sono le tombe della necropoli della Regina (IV sec. a.C.) che si trova sovrastante al Marta a ovest di Tuscania appartenenti alla famiglia dei Curunas. Nell'ipogeo della Regina sono stati rinvenuti 21 sarcofagi e nella necropoli  suddivisa in tre gradoni 38 sarcofagi appartenenti a dalle tre alle sette generazioni dal 340 al 100 a.C. fra cui il sarcofago delle Amazzoni.

Interessante è il cippo funerario del tipo a casetta proveniente dalla Necropoli di Pian della Mola del periodo ellenistico da dove provengono tombe a forma di casa con portico e con statue di leoni di nenfro, antistanti.

La parte nuova del Museo recentemente restaurato e ingrandito accoglie i ritrovamenti della necropoli di Gaudocinto dove gli scavi effettuati nel 2005 hanno portato alla luce grandi tumuli con camere funerarie decorate da lastre fittili del tipo dell'Acquarossa vicino Viterbo. Fra le decorazioni architettoniche delle case, spiccano tre raffinati gruppi scultorei in nenfro di scuola vulcente che raffigurano giovani che cavalcano ippocampi.

 Bibliografia:

Tuscana, Una civitas sotto il segno di Cristo, Atti del III Convegno della Storia di Tuscania, Comune di Tuscania, 2012

M. Tizi, Dal Tempio del Sole al Sole Eterno, Atti del I Convegno della Storia di Tuscania, Comune di Tuscania 2009

Storia di Tuscania scritta nel XVI secolo da Francesco Giannotti, Pro Loco di Tuscania

Sposetti Corteselli, La cultura della Via Clodia, la Francigena etrusca, Viterbo 2002

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia

R. Guenon, Simboli della scienza sacra, Milano 2005

R. Fioretti, La Grotta della Regina di Tuscania  in https://www.academia.edu/4767611/La_cosiddetta_Grotta_della_Regina_di_Tuscania_una_nuova_analisi._2013_

M. Tizi, La Grotta della Regina a Tuscania, Archeotuscia news 2010

 

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