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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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(da "Ritmi e Riti", pag 123)

Erede di una ritualità complessa ed articolata basata su culti solari o lunari precendeti (Mitriaci, Pitagorici, ecc.), la chiesa cristiana aveva adottato, nel corso dei primi secoli, una scrupolosa metodica nella consacrazione degli edifici dediti al culto. Tale metodica comportava mesi di preparazione e di riti durante la fondazione e le costruzioni e, arrivati al momento della abilitazione dell’edificio al culto, due giorni di riti continui e almeno un giorno di impegnativa attività rituaria da parte del Vescovo.

Ovviamente tale ritualità, mantenuta pressoché intatta per circa 1500 anni, a partire dal 1960 ha fatto… la fine che ha fatto.  Senza entrare in dettalgi che esulano dal nostro scopo, riteniamo però assai utile richiamare alcuni passi che esaltano la geometrizzazione. Riteniamo utile richiamare l’attenzione del lettore sui numeri che contraddistinguono le fasi salienti e sulle forme geometriche conseguenti.

La consacrazione avveniva dunque dopo molti giorni di preparazione ed uno di vigilia, nel quale, di norma, venivano preparate le reliquie in un apposito contenitore, insieme a tre, grani d’incenso e ad una pergamena attestante il valore delle stesse. I tre grani sono connessi ai tre stati dell’essere, ai tre livelli della chiesa, al triregno, alla trinità e, se ci riferiamo a ritualistica più antica, al Trismegisto (ricordiamo che Gregorio Magno fu uno dei riformatori del rito).

La scatola con le reliquie veniva posta su un trono davanti al portale della chiesa e vegliata da due candele accese (guardiani, viglilanti, angeli ardenti).

Dentro la chiesa vengono dipinte, nel giorno di vigilia, 12 croci.

Tre croci per ognuno dei quattro punti cardinali (naturalmente si parla di chiesa orientata).Sotto ogni croce vengono poste delle

Candele. Il collegamento al dodecaedro pitagorico-gnostico è evidente. Ovviamente lo è anche quello agli Apostoli, allo schema zodiacale ed al simbolismo numerico del tre e del quattro come esplicitato nel capitolo dedicato ai numeri. Tutti gli altari della chiesa sono nudi (sulla nudità rituale dell’ara-tomba, corpo di pietra vivente, vedi anche quanto esplicitato per i riti battesimali, l’altare verrà battezzato ed iniziato.proprio come veniva fatto per il catecumeno).

Vicino ad ogni ara è posta una panca nella quale viene scrupolosamente disposta una serie di strumenti rituali (…).

Nella  notte di vigilia la chiesa viene lasciata in custodia ad un diacono vestito di bianco  che veglia fino al mattino, quando il Vescovo arriva davanti alla porta e, accompagnato dal collegio sacerdotale, recita i salmi penitenziali.

E’ fondamentale comprendere che nel rituale viene sempre premessa la fase di purificazione a qualsiasi altra.

Egli passa poi alla benedizione dell’acqua, ancora all’esorcismo del sale e all’esorcismo dell’acqua. Mette il sale nell’acqua a forma di croce e asperge se stesso e le pareti  esterne della chiesa, girando in senso antiorario.

Il verso di circolazione dell’officiante può essere compreso meglio se si tiene conto del fatto che la rotazione antioraria è anche un andare incontro al  sole  nascente.

Alchemicamente ed energeticamente, è un gesto di soluzione e dissolvimento, mentre quello orario e di coagulazione. Sul significato del cerchio, o meglio delle ellissi che circondano l’altare, vedere anche gli ultimi due capitoli di questo libro  (frase da omettere?).

Dopo una serie di riti che tralasciamo, il Vescovo bussa alla porta della chiesa e pronuncia la splendida frase:

“Attollite portas, principes, vestras,
 et elevamini, portae aeternales,
 et introibit Rex Gloriae” (Salmo 23,7)"

Segue poi una fitta serie di invocazioni, preghiere e canti che accompagnano altre due richieste di  apertura.

La terza volta sia il vescovo che gli astanti dicono in coro: “Aperite, aperite, aperite”

La porta viene aperta ed il Vescovo, segnando con la  croce la soglia, esorcizza e scaccia i fantasmi.

Cosa scaccia in realtà? Il rituale non lo dice, ma si tratta sicuramente di un’operazione contro il mondo larvale e contro le illusioni oniriche (incubi e succubi) rimaste nel luogo o immesse da coloro che, in modo impuro, lo hanno edificato.

Dopo l’ingresso nel tempio (Vescovo e sacerdoti, il popolo resta fuori), il canto del Veni Creator Spiritus, delle litanie dei santi e delle antifone e la dedicazione al Santo del Tempio, segue un gesto interessantissimo e misterioso. Il Vescovo disegna con il pastorale una croce trasversa nella chiesa, composta di tutte le lettere latine e greche. Si dà per probabile che tale segno, alle origini, non fosse composto soltanto di alfabeti ma di sigilli confinarii di probabile ascendenza romana, di cui si è perso l’uso. La croce pavimentale viene poi coperta di cenere.

Segue un nuovo esorcismo del sale.

Vengono poi benedetti singolarmente e dopo mescolati, acqua, sale, cenere e vino. Tali elementi serviranno per tutte le aspersioni a seguire. Questa mescolanza si fa ascendere ad Alberto Magno, ed i profondi  significati sono forse scrutabili solo da una mente assai pura.

Il Vescovo si reca poi alla porta del tempio e vi segna le croci interne.

Quindi torna all’altare e lo consacra con la miscela preparata, segnando le croci che compaiono nel disegno.

Esegue quindi tre circoambulazioni dell’altare e lo asperge sette volte. Si tratta di due dispari connessi con l’incommensurabile. Il loro prodotto dà 21 e la loro somma dà 10 (vedere anche il significato dei numeri). Quindi asperge i muri della chiesa. Girando in senso antiorario li asperge in basso ed a media altezza. Poi, girando in senso orario li asperge in alto. Notare che la circoambulazione, come la danza sacra, in versi alternati, formano la doppia spirale, l’otto o il nodo continuo, che caratterizzano ogni percorso sacrale.

Quindi il vescovo va al centro della chiesa ed asperge il pavimento nelle quattro direzioni. Segnando prima da Est a Ovest e poi da Nord a Sud. Benedice quindi il cemento per chiudere le reliquie dei santi nell’altare. Viene quindi fatto un discorso al popolo che nel frattempo è stato ammesso nel tempio e letti i canoni di ringraziamento ai fondatori.

Dopo l’unzione della porta, effettuata con il pollice destro, viene attivata una serie di riti d’unzione di tutti gli angoli e gli spigoli dell’altare.

 I famosi spigoli e vertici del poliedro-altare hanno dunque, per la tradizione cristiana, una importante valenza ed individuano uno spazio sacro dentro lo spazio sacro. Riguardo all’olio, ricordare che scorre, preserva, conserva, lucida, vivifica, lenisce.

Durante tutta la cerimonia ed i canti che l’accompagnano, un sacerdote seguita a girare intorno all’altare profondendo incenso.

Alla fine del rito il Vescovo, con la mano destra, sparge gli olii su tutto l’altare, quindi passa ad ungere le dodici croci sulle pareti.

Poi brucia le cinque croci di cerini. Le ceneri raccolte vengono gettate nel sacrario. Il vescovo lava le man con la millica ed il rito è praticamente concluso.

In questa breve descrizione abbiamo tralasciato tutte le invocazioni, le magnifiche meditazioni e le orazioni che  accompagnano significativamente il cerimoniale ma, dalle poche attività che abbiamo cercato di evidenziare, apparità sicuramente chiara la perfezione di geometria sacra che accompagna tutta l’operazione e che non necessita, alla luce di quanto esposto nei precedenti capitoli, di ulteriori commenti.

C.Lanzi: Ritmi e Riti, orientamenti e percorsi di derivazione pitagorica

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