Questa vivace e filologica ricerca (e complessa traduzione) di Paolo Galiano si rivolge ad un testo (lo Speculum Alchimiae) assai noto fra i culturi della scienza d’Ermete ma soltanto in alcune versioni.
Infatti nelle varie stesure di tale testo, con attribuzioni diverse ma con un denominatore comune che è Frate Elia, il generale Francescano succeduto a Francesco, si parla non di una “pietra” fine dell’Opera ma di tre oppure quattro pietre; cosa che ovviamente cambia, sotto un certo aspetto, il processo e modifica le fasi dell’Opera.
Vengono perciò “evocati” quattro personaggi che, in un modo o nell’altro, sono invischiati in tali redazioni Frate Elia, Nicolaus, Asrop, e Arnaldo da Villanova. L’indagine di Galiano affronta la diversa struttura dei testi che hanno come base il quattro e quelli che invece hanno come base il tre. In tale analisi compaiono delle ragioni specifiche per cui il redattore ha preferito un numero o l’altro.
Un particolare diagramma, che ritroveremo in diverse versioni, affronta in maniera assai esplicita il rapporto fra geometria-teologia e alchimia e recupera la numerologia e l’alchimia primordiale che presiedono al lavoro dell’alchimista.
Il significato del triangolo e del quadrato, infatti, e il loro rapporto con il cerchio si possono leggere già in un’opera di Raimondo Lullo (1233 - 1316), il quale ne dà la spiegazione nel trattato Arbor scientiae sotto forma di una parabola:
La personificazione della “Quantità” decide di donare una mela d’oro ad ognuno dei suoi tre figli, Triangolo, Quadrato e Cerchio.
Il Cerchio la pretende per sé, in quanto è il primo nato dei fratelli, è più grande di loro e può correre più velocemente (in questo concetto si sottolinea implicitamente che gli altri due elementi poligonali sono inscritti nel cerchio medesimo). Il Quadrato presume d’essere lui meritevole di tale mela in quanto è più vicino all’uomo di Cerchio e più grande di Triangolo. Su tale rapporto lavoreranno a fondo tutti i grandi uomini del Rinascimento e del basso medioevo. Infatti le celebri raffigurazioni di Agrippa, di Leonardo, di Cattaneo ecc., si industriano a rappresentare le relazioni armoniche fra la figura umana e questi tre formidabili elementi alla base di tutta l’Alchimia e l’Ermetismo. Triangolo ritiene di essere più vicino all’uomo di quanto non lo sia il Cerchio e più simile a Dio di Quadrato (in quanto ne rappresenta numericamente i significati simbolici e teologici. Quantità decide di assegnare il premio a Triangolo, ma gli altri Dèi la rimproverano perché Cerchio è come Dio senza inizio e senza ne, mentre Triangolo non ha rassomiglianza con Dio in larghezza, lunghezza e profondità, e Quadrato aggiunge che egli è più vicino a Dio di Triangolo perché rappresenta i quattro Elementi senza di cui l’uomo non esisterebbe. Triangolo invece conferma la scelta della madre Quantità perché egli è “più simile all’anima dell’uomo e più simile a Dio perché ha il numero ter- nario”, ma che la madre ha errato dandogli come premio una mela che è rotonda e non corrisponde alla sua figura di poligono.
Da queste risposte si rileva riassuntivamente che il Cerchio è simbolo del Cielo per la priorità di nascita e per il suo non avere né inizio né ne come Dio, il Quadrato è legato alla quantità propria del mondo materiale che si manifesta attraverso i quattro Elementi ed il Triangolo si pone tra i due come figura intermediaria fra Dio e l’uomo (in realtà il rapporto geometrico fra tali figure aprirà le porte allo studio di tutta la geometria sacra del Rinascimento).
Il testo o meglio la serie di testi consimili che commenta Galiano, presenta un confronto sul numero delle “pietre” e dei “sali” che vengono riportati in altri testi coevi, a volte distinguendosi a seconda della redazione e ovviamente, a seconda della fonte ispirativa si da preminenza ad un elemento o ad un altro. Ad esempio in una delle redazioni appare la frase “ergo aqua fuit antequam coelum et terram, ita quod aqua fuit prima materia... prima materia metallorum fuit aqua viscosa in visceribus terrae... ista aqua creata fuit ex illa prima aqua per potentiam Dei16, e quindi lapis noster benedictus est aqua et vocatur aqua permanens….” Nella prosecuzione dell’esposizione nel “tipo quattuor” è descritta la natura della Pietra, che si trova in due sostanze o consiste di due Pietre, e possiede mirabili virtù: lapis noster pretiosus habet tantam potentiam et tantam fortitudinem et similiter tantam virutem quod pugnat cum ventis et aquis, vides eum cum [ms di Palermo: vides crocum] asurgere super aquas quando currunt aque cum ven- tis et nascitur in mari mediterraneo2... si tecum portaveris non est possibile quod aliquis exercitus durare possit contra te vel tibi no- cere vel resistere sed fugit precipitanter coram te”, potere di vittoria che si legge anche nel Pretiosum donum Dei in una citazione a nome di Arnaldo: (lapis) confert amorem et honorem ipsum deferentibus, securitatem et audaciam et in proelio victoriam.
Un lavoro encomiabile da leggere con attenzione.

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