ReligioneReligioniAlmanacco scientifico di Simmetria n°3

AA. VV.: Religione e religioni, l’Essenza e il mistero – Atti del Convegno Simmetria 14 Aprile 2018

pp. 200; illustrazioni 37; 23€ - ISBN 88-99152-44-

L’argomento del Convegno è stato affrontato dai relatori prendendo in esame alcuni aspetti meno conosciuti di alcune Tradizioni, dall’Ermetismo e dalle manifestazioni religiose del Paleolitico al Cristianesimo e all’Ebraismo, dalla religione di Roma a quella induista e buddhista.

La relazione della Antonacci (La conoscenza embrionale. Il bambino, la luce, il mistero) ha avuto per tema una particolare interpretazione della pedagogia, secondo cui, con una diversa ottica, il bambino è pensato come un soggetto sapiente, come insegnano le dimensioni spirituali e religiose in diverse tradizioni.

Secondo la sapienza ebraica la vita dell'embrione nel ventre della madre non è immagine di un vuoto da riempire, ma un “universo compiuto”: il bambino ancora nel grembo “apprende tutta la Torà. [...]  Ma quando il bambino viene all’aria del mondo, arriva un angelo che lo colpisce sulla bocca e gli fa dimenticare tutta la Torà”, come si legge nel trattato Nidda del Talmud Babilonese. Se questa asserzione può sembrare estremistica, non si può non tenere presente il diverso modo di pensare e di acquisire la consapevolezza del mondo che ha il bambino rispetto all’adulto, per cui la conoscenza infantile è capace di tenere assieme immaginazione e memoria, ricostruendo una condizione aurorale privilegiata che nel corso dell’esistenza non deve essere edificata ex novo, ma deve essere rammentata.

Dalle origini della religiosità nell’infante si è passati alle origini della religiosità nella specie umana con Bonifacio (Un contributo al perennialismo. Calendari lunari paleolitici), il quale ha illustrato le conoscenze rituali e cosmologiche dei primi uomini attraverso l’esame di oggetti di osso e di legno risalenti al Paleolitico ed utilizzati per il calcolo dei cicli lunari, i primi strumenti di misura del tempo in quanto, come scrive Mircea Eliade, la radice indoeuropea più antica relativa agli astri è quella che designa la luna, dalla quale derivano le parole indicanti la “misurazione”. Quello che a prima vista sembra un atteggiamento “primordiale”” più che “tradizionale” si rivela come il segno di un rapporto tra l’uomo e la Natura che va al di là del mero “utilitarismo” per divenire ciò che  Eliade ha reso in maniera impareggiabile con la locuzione “sindrome paradisiaca”.

Galiano (Gli Dèi e il sacerdozio di Roma), partendo dai suoi lavori su Roma arcaica pubblicati nelle edizioni Simmetria, ha messo in risalto il significato originario di alcune tra le principali divinità di Roma e le loro attribuzioni, del tutto svincolate dalla pretesa derivazione dal mondo greco o etrusco, e molto più complesse di quanto si possa pensare sulla base di ciò che raccontano i testi “ufficiali” di religione romana, per i quali Giano è un portiere, Saturno un protettore dell’agricoltura, Vertumno un contadino che si occupa dei frutti autunnali, Vulcano un fabbro zoppo, Vesta una brava donna di casa, Marte un guerriero sanguinario e Venere una donnina allegra.

L’esame delle etimologie dei loro nomi e l’analisi di quanto ne hanno scritto gli autori romani consentono invece di riconoscere Giano come il signore del “passare”, spirituale o materiale che sia, Saturno l’ordinatore della realtà nella transizione dallo stato indifferenziato proprio di Giano alla fase di civilizzazione, mentre Vortumno è il Dio del “mutare”, del fluire, del trasformare, Vulcano il “Fuoco sotterraneo” connesso all’iniziazione giovanile. Vesta il “luogo” dove si manifesta il Fuoco sacro, la potenzialità di creazione che genera rimanendo vergine, Marte è la “maschilita” che protegge e difende, Venere la “grazia” che l’uomo ottiene dagli Dei, il punto di collegamento fra i due mondi.

Nella conclusione della relazione ha posto in evidenza il carattere iniziatico della societas romana a tutti i livelli, pubblico e privato, indipendentemente dal sesso di chi esercitava il sacerdozio.

La Guidetti (La comunità del Sion e la Didachè) ha preso in esame alcuni aspetti poco studiati dal punto di vista storico concernenti l’Ultima Cena in cui il Cristo istituì, per il Cristianesimo, il rito della Messa e dell’Eucarestia: essa sarebbe stata consumata in un edificio della comunità Essena di Gerusalemme, quello che ora è conosciuto come “Cenacolo” e dove si trova la presunta tomba di David. Ma secondo testimonianze dei primi cristiani questa non sarebbe stata l’unica “Ultima Cena” celebrata dal Cristo e vi sarebbero indizi per ritenere che più di una volta Egli con i suoi discepoli si sia recato nella casa del Monte Sion, che altri testimoni indicano come proprietà dell’apostolo Giovanni Evangelista. L’argomento è stato ampiamente trattato dalla Guidetti nel suo recente testo Il pane, la Vita e la Conoscenza, pubblicato dalle edizioni Simmetria.

Sui rapporti tra la tradizione ermetica, la tradizione astrologica e la religione si è soffermato Lanzi (Eros fra ermetismo e religiosità), mettendo in evidenza come nei templi del mondo classico, in quelli cristiani e nelle rispettive liturgie si trovino sia riferimenti ermetici, alchemici e astrologici, sia regole e principi dottrinali dogmatici, etici e liturgici, che stabiliscono come si devono compiere exotericamente certe opere connesse al Sacro, spiegando come la vera filosofia è Amore per la Sapienza ed ha in Eros, come attestano le antiche Tradizioni, la sua vera origine.

Per questo gli ermetisti autentici della tradizione cristiana suggeriscono di accedere alla conoscenza exoterica ed esoterica col cuore, non solo con la testa, come è proprio ai Fedeli d’Amore e ai Minnesänger che hanno parlato della Sapienza in chiave specificamente (ed apparentemente) erotica.

La relazione di Polichetti  ha preso in esame l’intuizione della divinità secondo i principii del  buddhadharma, la “dottrina spirituale del risvegliato” (L’intuizione della divinità nell’uomo secondo i principî del buddhadharma). Per realizzare compiutamente sé stesso l’uomo ha a disposizione due vie, il pāramitāyāna, “veicolo delle perfezioni” o hetuyāna, definito come il “veicolo della causa seminale”, e il sentiero esoterico del phālayāna o “veicolo del frutto”. Nel primo si seminano le ‘cause’ (hetu) che porteranno a guadagnarsi una porzione del “corpo di forma”, nel secondo ci si comporta come se già si fosse in possesso del “frutto” (phāla) o effetto di un cammino spirituale.

Per fare questo la persona che desideri realizzare l’identità tra il sé individuale ed il cosmo deve disporsi al sacrificio di ciò che lo trattiene dall’essere nella piena consapevolezza di tale identità, e quindi la palingenesi deve essere preceduta dalla mistica mactatio del “piccolo io”.

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