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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Un asse spirituale nel Continente Antico

(estratto dal libro: Metafisica del Vangelo Eterno ) ed. Metapolitica di Silvano Panunzio

Simmetria è lieta di ospitare (su gentile concessione dell'Autore) questo breve estratto del libro di Silvano Panunzio: Metafisica del Vangelo Eterno. E' un libro particolare, di un autore cristiano che va ben oltre il limite del pensiero teologico. Un testo che abbraccia l'idea della "Rivelazione infinita" e di un Verbo Cosmico che sovrasta ogni disputa e sterile dialettica.

“tutte le bussole segnano il Nord”

Plinio, unificando al continente la Sardegna e le Isole Partenopee, disegnò una foglia di Quercia simbolo dell’Atlantide, e sostenne esser questa l’origine dell’Italia.
Romagnosi trovò che il nome della nostra Peni­sola proveniva da una speciale contrazione: Atlas-Itlas.
Con ciò si dava qualche ragione alla tesi di Giambattista Vico esposta nel De antiquissima ita­lorum sapientia.
L’assunto vichiano era di identifi­care gli Etruschi con gli Egizi, donde gli Italici. Ma Pindaro era andato oltre. Fece capire che gli abitanti dell’Etruria erano “Tirrenii”: ossia discen­denti dall’antica Tirrenide o Atlantide libica, che, secondo Platone, era sprofondata oltre 9.000 anni dal suo tempo. A lui faceva eco l’egizio Sacerdote di Sais che aveva apostrofato uno dei sette Sa­pienti dell’Ellade, il parente platonico Solone:
“voi Greci siete come fanciulli, non avete idea dell’enor­me passato umano”.

Dunque le origini dell’Italia e quelle dell’Europa sarebbero rappresentate dall’Atlantide, dal Continente abitato dalla più vicina a noi tra le quattro grandi Razze madri, dalla Razza Rossa che dall’America si spinse fino all’Egitto e al Tibet?

Sia lecita una parentesi di attualità. Osserviamo che un ex Presidente dell’odierna Francia, quasi Celta redivivo, con un occulto istinto metafisico ha contestato il limite storico-etnico delle radici “giu­deo-cristiane” del nostro antico Continente. Forse nel suo subconscio ha operato anche il retaggio della grande storia e cultura della sua gente, l’eco dell’impareggiabile Settecento francese che, oltre il suo stile in letteratura e pensiero, ci ha offerto, con l’erudito Anquetil Duperron, capostipite di tut­ti gli Orientalisti, colui che ci ha riaperto le im­mense vie dell’Asia, quasi sepolta nel suo sonno millenario.

Ma ritorniamo alla Protostoria e all’Atlantide. Questa è stata preceduta, all’incirca 65 millenni or sono (oltre due rotazioni dei Cieli, due cicli pre­cessionali e una metà) dal sommerso Continente polare che è alla vera origine della Razza Bianca, delle terre europee e della Civiltà dello Spirito. Si ricordi che un vero Sapiente dell’Ellade, Pitagora, fu anche chiamato Apollo-Pitagora in osse­quio alla grande Civiltà argentea e apollinea delle pure origini. Si tramanda come prima della Caduta nella successiva Lemuride, avvenuta con la Razza Nera, l’Umanità disponeva al suo inizio di un Cor­po di Luce.

Il che non è escluso, ipoteticamente, anche da S. Agostino. Ma Origène spiega con au­torità il biblico mistero del Genesi mosaico, quan­do ci avverte che il Creatore “ricoprì di pelli” i nostri progenitori. Invero, l’effetto della caduta co­smica lemuride fu la perdita della Luce e l’ingresso umano in corpi animali.
Una ripresa spirituale relativa, pur nei duri limi­ti del nuovo involucro terrestre, non dissimile da quello odierno, avvenne con l’opera della prima Atlantide antidiluviana: la quale sparse la fiaccola viva in tutte le terre, espandendosi dall’Ovest al­l’Est. 

Il pitagorico Dante ci rivela, in un suo verso, che anticamente il Sommo Bene non veniva detto Elma I.
È un ritorno dell’ispirazione iperborea, pur nelle fasi atlantidee e postatlantidee. Infatti il linguaggio paleo semitico “accadiano” (donde l’ebraico) discende notoriamente dall’antico Egizio che si esprime in Geroglifici. Questi si avvalorano, come lo Zodiaco, di figure animali. Ora tutto ciò è di lontana matrice atlantidea. Invece il linguag­gio iperboreo, il quale ha tracce nel prisco Latino, è di composizione geometrica e  quindi di forma e sostanza più ideale. La tipica Y pitagorica, forse una delle probabili rappresentazioni della Santa Croce, ma, con evidenza, contrassegnante il Croci­fisso con le braccia alzate, per canali sempre indi­retti la ritroviamo persino oggi, in casi  insospettati. Tale è appunto “1’Uomo in piedi” disegnato dal pitagorico ed ermetico Leonardo. Ed è sorpren­dente che tale figura ricompaia nella foggia di una moneta tipica: l’Euro!

altLa grande Civiltà Iperborea si svolge lungo l’Asse dei Meridiani. Lo stesso avvenne, moltissimi millenni dopo, nella Civiltà medievale della Cristia­nità-Europea che fu cara a Novalis come a tutti noi.
Con la riscoperta dell’America l’asse si sposta secondo i Paralleli e, alla dimensione Nord-Sud, succede quella Oriente-Occidente. Si guadagna in estensione ma si perde in profondità interiore.

 Uno specchio iperboreo lo si ha nella celebrazione della nascita del Signore Gesú, in cui i Grandi Misteri d’inverno inverano  l’abbraccio cosmico Cie­lo-Terra, appunto sulla linea Nord-Sud.
Il giorno 25 Dicembre coincide, in modo emblematico, con la festa solstiziale del Sole Invitto.  Il Benedettino bianco S. Bernardo ebbe l’intui­zione della superiorità del ciclo natalizio su quello pasquale. E con ciò Bernardo ed Eckhart, formula­tore della “nascita eterna”, si danno la mano.
I Cistercensi fanno in qualche modo rivivere gli antichi Druidi, espressione simbolica di un Centro spirituale lontano. I Druidi, infatti, rievocano la profondità dell’Anima Celta, ben consapevole dell’esistenza di mondi superiori e della immortalità umana. Tra i suoi riti vi è quello, divenuto univer­sale, dell’Albero Natalizio; nonché la celebrazione, divenuta liturgica, del giorno di Ognissanti.

Ciò fa tutt’uno con la valutazione bernardiana del Mistero iperboreo del San Graal (Sang Real) che desta il più vivo interesse, anche oggi, persi­no nei grandi Lama del Tibet. E l’Arcivescovo di Westminster, Primate d’Inghilterra, ha preso contat­to, con sommo interesse e rispetto, con i Centri druidici tornati in pieno fiore. È importante consi­derare che anche S. Francesco, come S. Bernardo, fu affascinato dal Nord: tanto da chiamare i suoi 12 compagni “i miei cavalieri della Tavola Rotonda”. E, chiediamoci, chi era la Regina di questa Tavola Rotonda e dei suoi Cavalieri? Era Ginevra: la quale s’interpreta “Spirito bianco”.
Gerusalemme, come le due altre Città Sacre edificate in terra per un piano trascendente, Lassa e La Mecca, è eccentrica nella Geografia spirituale del Mondo. Non così Roma, la fatidica Città Eter­na che ricapitola perfettamente, con la sua centra­lità sull’asse Nord-Sud, il mistero primordiale. Vice­versa la Pasqua Ebraica, donde quella Cristiana, si verifica secondo la dimensione dei Paralleli e degli Equinozi, celebrando i Piccoli Misteri primaverili della rinascita personale.
Se si vuole avere una prova dell’importanza primordiale della linea dei Meridiani, si consideri­no le tradizioni Copte: secondo queste Axum si trova sullo stesso asse geografico di Mosca, città sacra complementare che è la capitale dell’Orto­dossia.
Non a caso Axom, letto inversamente, dà per assonanza Moxa. (Il che può apportare nuova luce sulla questione del celebre Obelisco).
Passando al campo storico, è un fatto molto si­gnificativo chenelle misteriose genealogie del Si­gnore Gesú (che nessuno legge e interpreta, men­tre invece ripercorrono tutta la Genesi) gli esperti dell’alto Rabbinismo fanno notare un nome tipico quasi in ombra. Questo dimostra come molto anti­camente, sull’altopiano del Pamir, le due stirpi, la Semitica e l’Ariana, il Seme Jafetdel Racconto noachita, formavano un ceppo unico! Onde la puerilità delle dispute odierne...
Ma un’escursione nell’India arcaica dei Veggenti o Risci, i cui insegnamenti tradizionali iperborei verranno poi accolti nel Veda-Vedanta, ci riserverà ben altre sorprese. Non c’è dubbio che i maggiori residui della Civiltà Bianca si ritrovino in terra in­diana dietro le tracce della grande migrazione (8.000 anni a.Ch.) che si denomina Ciclo o Impero di Rama.
Ma  donde mosse l’Ariete Sacro, Ram, per la conquista della Proto India, estendendo il suo Impero su più Continenti e più genti del Mondo antico? Dalle selve dell’Europa centrale! E il magi­co nome “Ram”, come prefisso e suffisso si ritrova ovunque. Nei Faraoni d’Egitto Ram-ses;in Ab-ram,padre degli Ebrei e Arabi ma all’evidenza, non di se stesso; nei fondatori di Roma, i Ram-nenses; addirittura nell’islamico Rama-dam;
e molto altro ancora.
altDi sommo significato e valore è la composizio­ne del Nome abramitico. Nelle Lingue ancestrali Abindica un alto esponente missionario: dunque, nel caso specifico, un’Autorità dello stesso ciclo di Rama per una diramazione ad Ovest, verso l’Africa e il Mediterraneo della Civiltà Bianca Polare dello Spirito. (Da notare che nell’Ebraico biblico Ab-Ramsi interpreta “Padre eccelso”).
Identica indicazione segreta della voce “Ram” ha la presenza universale sulla Terra del colore Bianco. Il candido Libano è il Centro spirituale che più riflette il Regno Supremo invisibile.
Laba­no (Albano) è il superiore parente al cui servizio lavorò lo stesso Giacobbe-Israel. Elia “il Profetismo eterno” opera e vince sul Libano: e i bianchi Ce­dri della mistica montagna, simbolo dei Sapienti nascosti, orneranno in alto il Tempio di Salomone. Né si dimentichi Alba-longa, madre di Roma e, se si vuole, il lago di Albano che è la residenza estiva dei Papi Biancovestiti.
Sintomatico che la mistica veggente Caterina Emmerich - le cui rivelazioni si sono sempre mo­strate esattissime - pone Elia, rapito secondo la Bibbia su un carro di fuoco, soggiornante su un picco inviolabile dell’Himalaya (“casa delle nevi”).  Altitudine sconosciuta agli alpinisti profani che si illudono di aver toccato la Sommità della Terra. Di qui, nell’attesa escatologica, Egli prepara con la sua discesa, la vittoria finale contro le forze antidi­vine. Non  a caso Elia è, secondo l’Islàm, uno dei “quattro immortali”: con Enoch “lo Scriba celeste”, con Melchisedec “il Sacerdozio eterno” e con Gesú il Giudice Universale.
Nel Libro Sacro degli Arabi, il Corano, ovvia­mente non si nomina mai Cristo: ma si ricordano molto spesso Maria e Gesú. Il Vangelo vi è defini­to “il libro della Luce”. (III, 181). Non per niente la Rivelazione Evangelica fu messa in opera da Gabriel, l’Arcangelo del Nord e dell’Annunciazione alla Vergine. In seguito, fu lo stesso Gabriel a provvedere alla dettatura del Corano.
L’altro Arcan­gelo gemello, Mikael, il custode del Nome Divino, è anche detto “Principe delle Nevi”: e questo si commenta da sé.
Come si sa, nel testo coranico, Gesú è nomina­to con uno strano Nome: Isa.
Per assonanza, è lo Isc ebraico che, secondo il lessico tradizionale, in­dica l’Uomo intellettuale-spirituale opposto a Enosh contrassegnante l’Uomo corporeo. Il secondo è appunto l’Uomo decaduto atlantideo e soprattutto post-atlantideo; il primo è invece proprio l’essere iperboreo.
Osserviamo un momento il Divino Risorto. La sua tunica è bianca il suo mantello è rosso.
Sono i colori delle supreme Tradizioni primordiali, spiri­tualmente ortodosse: la bianca veste Iperborea in­dica e comporta “1’arte sacerdotale”, la rossa Atlan­tidea implica la complementare“arte regale”.
Una semplice ma vivente immagine pittografica vela e svela un mistero profondo. Anche ciò corri­sponde al genio arcano dell’Europa immemoriale che, educata bene dal pitagorico card. Cusano, non privilegia un colore solo, ma contempla nel suo spirito plurilaterale, la “conciliazione degli opposti”.
Infatti, il Re dei Re dell’Apocalisse siede sull’Arcobaleno: e così, con evidenza totale, ricom­prende e ricapitola i sette colori dell’Iride, tutti as­sorbendo nel bianco che non è un colore ma il raggio della Luce primigenia.
Non per niente lo stesso Corano in una Sura famosa (XLIII-61) chiama Lui“il segno dell’ora”, affidandogli, col suo Ritorno, l’Universale Giudizio che avvera la Sintesi di tutte le Analisi.
Crediamo ve ne sia abbastanza per intendere che gli Europei discendono da molto lontano. L’Europa è più antica della Chiesa, più antica del Cristianesimo, più antica del Mondo Classico, più antica del Messianismo israelitico, più antica dell’Egitto, in parte atlantideo, e del Mosaismo eQabbalismo che ne discendono.
Cos’è dunque l’Europa? Tutte le bussole segna­no il Nord; nessuna l’Oriente, fosse pure il riverito Oriente biblico. È l’Europa una propagine autentica dell’Iperbo­ride bianca.
Quindi una Terra sacra discendente in linea diretta dai Primordi.
Quand’anche si riduces­se, nel corso dei millenni, ad una distesa deserta, o ghiacciata, la fiamma nascosta può sempre suscitarla, rinnovandola “di novella fronda”.

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